Alla c.a. del Datore di lavoro/Covid Manager
e p.c. del Comitato Covid

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L’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con il ministero della Salute, l’Inail e l’Aifa, ha diffuso un nuovo documento contenente “Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 in tema di varianti e vaccinazione”.

Al di là delle restrizioni e dei divieti, per quanto riguarda le regole quotidiane alla base della lotta al contagio, già nelle prime righe gli esperti non indicano di “modificare le misure di prevenzione e protezione basate sul distanziamento fisico, sull’uso delle mascherine e sull’igiene delle mani”, ma si appellano ad una “applicazione estremamente attenta e rigorosa di queste misure”.

Raccomandazione aumento distanziamento fisico

Tuttavia vengono fatte alcune specificazioni del caso. Ad esempio, rispetto al distanziamento fisico, anche se non ci sono evidenze scientifiche che ci impongano di aumentare la distanza di sicurezza in seguito alla comparsa delle nuove varianti, si ritiene “che sarebbe opportuno aumentare il distanziamento fisico fino a due metri, laddove possibile e specialmente in tutte le situazioni nelle quali venga rimossa la protezione respiratoria (come, ad esempio, in occasione del consumo di bevande e cibo)”. In altre parole, la distanza minima da adottare per diminuire i rischi di contagio rimane quella di un metro, ma specialmente in quei contesti dove ci troviamo a rimuovere la mascherina, ad esempio mentre mangiamo al ristorante, mense, pausa caffè sarebbe meglio interporre almeno due metri tra sé stessi e le altre persone. Si raccomanda pertanto di valutare, e se necessario rafforzare,  le misure adottate per il distanziamento fisico nelle zone/aree aziendali in cui è prevista o è possibile la rimozione della  mascherina come il distanziamento tra le postazioni di lavoro e dei posti a sedere nelle mense aziendali (in assenza di barriere), contingentamento delle aree break – spogliatoi-zone fumo in relazione alla superficie disponibile…  al fine di garantire un distanziamento di almeno 2 m. È importante che tali misure vengano comunicate ai lavoratori anche mediante cartelli in loco e/o con demarcazioni a terra oltre che a una loro sensibilizzazione.

L’efficacia dei vaccini anti-Covid contro le varianti

Questo per quanto riguarda le misure non farmacologiche di contrasto al virus. Invece, rispetto ai vaccini si legge che “studi preliminari in vitro condotti sulla risposta immunologica (umorale e cellulare) evocata dai due vaccini a mRNA, BioNtech/Pfizer e Moderna, hanno evidenziato una ridotta attività neutralizzante da parte del siero dei soggetti vaccinati nei confronti della variante sud-africana e della variante brasiliana”, mentre “l’efficacia del vaccino AstraZeneca risulterebbe bassa per prevenire forme di malattia di grado lieve o moderato nel contesto epidemico sud-africano, a dimostrare la capacità della variante di eludere parzialmente la risposta immunitaria evocata dal vaccino”. Ad ogni modo, il report sottolinea come non sia ancora noto l’effettivo impatto delle varianti e che infatti anche l’Organizzazione mondiale della sanità ha affermato “che lo studio ha un campione troppo limitato per una valutazione sulla malattia severa”, anche se “evidenze indirette mostrano una protezione contro questa forma”.

Anche i vaccinati devono rispettare le misure di sicurezza

Gli esperti comunque ribadiscono che nonostante i vaccini anti-Covid disponibili riducano significativamente la probabilità di sviluppare la malattia clinicamente sintomatica, nessuno di questi conferisce un livello di protezione del 100%. Inoltre, la risposta immunitaria può variare da individuo a individuo e comunque  la durata di tale protezione non è ancora stata stabilita. Non è tutto: “Al momento, non è noto se i vaccini impediscano completamente la trasmissione di SARS-CoV-2 (infezioni asintomatiche). Quindi, seppur diminuito, non è possibile al momento escludere un rischio di contagio anche in coloro che sono stati vaccinati”. Ragione per cui anche coloro che sono stati vaccinati devono continuare a rispettare tutte le regole anti-contagio. Pertanto se una persona viene in contatto stretto con un caso positivo per SARS-CoV-2, secondo le definizioni previste dalle Circolari del Ministero della Salute, questa deve essere considerata un contatto stretto anche se vaccinata, e devono, pertanto, essere adottate tutte le disposizioni prescritte dalle Autorità sanitarie. “Questo ancor più alla luce dell’attuale situazione epidemiologica che vede la comparsa e la circolazione di nuove varianti virali, che appaiono più diffusive rispetto al virus circolante nella prima fase della pandemia e per le quali la protezione vaccinale potrebbe essere inferiore a quella esercitata rispetto al ceppo virale originario”, si prosegue.

Per un maggiore approfondimento, scarica il rapporto completo qui sotto